giovedì, 26 novembre 2009
io e Lorenzo ci facciamo una promessa. niente coca o pasticche. almeno che non sia qualcosa di speciale. almeno che non sia un giorno di quelli unici. la promessa è questa. niente coca e pasticche. poi rimaniamo a fissarci nel bagno al terzo piano. poi lui mi dice qualcosa su Simona. rimango silenzioso. dice un'altra cosa. poi mi sorride. poi esce. io rimango un po' in bagno a guardare fuori dalla finestra, qualcuno sta fumando hashish.
al banco mi distraggo facilmente, rispondo ad un paio di domande di fisica. poi mi accorgo che è l’ora di italiano. faccio finta di niente. la professoressa mi guarda storto. tiro fuori un sorriso. tutto si aggiusta. prendo qualche appunto. l’ora di educazione fisica la passo al bar, faccio finta di essermi slogato un polso, parlo con Davide, mi racconta di un libro che sta leggendo, di una festa a cui è stato e se gli posso rimediare un po' d’erba. gli dico di parlare con Lorenzo. poi arriva Federica tutta accaldata, il suo volto è qualcosa di vivo e reale e concreto. la luce la illumina dall’alto, mi dà un bacio sulla guancia e mi passa un bigliettino. lo leggo e poi lo butto. tiro fuori dalla tasca una poesia che ho scritto qualche giorno prima, mi avvicino alla bacheca nel bar, strappo un foglio di un annuncio su una scuola per clown e metto la poesia, poi mi giro, nessuno mi ha visto, esco.
Simona mi aspetta sotto scuola, vado a pranzo a casa sua, salutiamo Lorenzo e decidiamo di uscire insieme il finesettimana, anzi Lorenzo mi dice che ha casa libera e che potremmo stare tutti e tre da lui. mi sembra una buona idea.
dopopranzo sono sdraiato sul letto con Simona, ci stiamo baciando e sento i brividi lungo la schiena, sento il suo profumo e il mio cuore batte piano e rimango in silenzio e le accarezzo i capelli, poi c’è la musica dei Pearl Jam e io che stringo Simona ancora di più, quasi a soffocarla, quasi a dirle quanto ho bisogno di lei in questo preciso momento e la vita è calda e si perde nei nostri respiri e avrei tanta voglia di fissare questo momento in qualcosa di stabile ed eterno, un quadro, una poesia, un film, una canzone che parli di noi, che parli di noi in questo preciso momento, poi la musica finisce, Simona si alza e va in bagno, io preparo il caffè e decidiamo di metterci a studiare e lei entra in cucina e io sono perso in un raggio di luce che mi illumina gli occhi e lei si avvicina sorridendo e mi sussurra – hai degli occhi bellissimi. e io non dico niente e lei si fa ancora più vicina e mi bacia sulle labbra e allora la abbraccio e il caffè sta uscendo e c’è il rumore di un aereo che passa nel cielo a migliaia di metri da noi e chissà quanto potremo ancora essere giovani e puri come adesso, poi inspiro di nuovo suo profumo, chiudo gli occhi, la luce è ovunque.
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lunedì, 23 novembre 2009
I am ready for love
Why are you hiding from me
I'd quickly give my freedom
To be held in your captivity

I am ready for love
All of the joy and the pain
And all the time that it takes
Just to stay in your good grace





Potremmo stare tanto di quel tempo a discutere su cosa sia l’amicizia. Su cosa sia l’amore. Potremmo raccontarci tante belle storie, quelle che sanno tutti. Poi ci sono le cose che potrei dirti io. Che la verità è un’altra. Che le emozioni sono indefinibili. Che posso provare più sensazioni e brividi quando mi guardi che dopo aver scopato. Che posso pensarti così intensamente da sentire il profumo dei tuoi capelli o il calore del tuo corpo. Non riesco ad essere amico delle donne, delle ragazze. Perché, in profondità, io le amo più di me stesso. Trovo in loro, in alcune di loro, qualcosa che mi è impossibile avere se non tramite un contatto. Un bacio. Una carezza. Un abbraccio. La loro bellezza, a volte, si manifesta così lucente che ne rimango rapito. Per questo le guardo. Per questo ti guardo. Perché ho visto delle cose dentro di te che sono talmente belle che mi passano attraverso gli occhi, la pelle, che attraversano ogni respiro e mi riempiono l’anima di grazia. E gioia. Posso starmene sul letto, un’intera notte, a far vibrare le emozioni che mi trasmetti nel cuore e provare una felicità così intensa che nulla a paragone può portarmi in quei luoghi, dove ogni respiro è gratitudine.
Non c’entra nulla il sesso, la solitudine, il desiderio, l’attrazione. E’ una cosa ancora più profonda, è sentire l’essenza di un’altra persona e perdercisi dentro. E’ volere dalla vita le cose che sai essere le più preziose. E’ guardarti negli occhi e capire che non vorrei niente di più di quegli occhi, che lì dentro è racchiuso tutto. Il mondo intero. Il tempo. I luoghi. Il presente. Il futuro. Tutto. Per questo ti guardo così intensamente. Perché ogni altra cosa è già racchiusa dentro di te. Non posso trovarla da nessuna altra parte.
La conosco la vita. E anche se ci sono i miei sogni, dove mi rifugio, nei quali mi incammino con nostalgia e malinconica quiete, so bene che nessuna strada mi porterà dove voglio arrivare, che molto probabilmente amerai altre persone, che molto probabilmente non riuscirò mai a dirti in faccia tutte queste cose, la conosco la vita, so che è imprevedibile e che alcune volte mi è successo che i sogni e la realtà si incrociassero. Per brevi momenti. Attimi. Sorprese stupende. E’ così difficile tenersi in equilibrio, ragazza, soprattutto quando ti ho vicino. Che se dovessi cadere, un giorno, spero sia tra le tue braccia e i tuoi dolci respiri.
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domenica, 22 novembre 2009
E ancora proteggi la grazia del mio cuore
adesso e per quando tornerà l'incanto.
L'incanto di te...
di te vicino a me.



la vita continua a prendermi per il culo. un’altra volta. il posto di blocco. i documenti. la perquisizione del veicolo. il grammo di sostanza ritrovato. il percorso fino alla caserma. una nuova perquisizione. i piegamenti sulle ginocchia per vedere se nascondevo qualcosa nel buco del culo. i verbali. il ritiro della patente. poi fuori. una giornata meravigliosa che sembra non aspetti altro che essere vissuta. i colori lisergici dell’autunno. delle foglie che cadono. degli alberi spogli. e allora verso casa, senza pensare, che intanto non c’ho più la forza per preoccuparmi, per avere paura, c’ho solo voglia di andare sempre più in fondo, vivere tutte queste esperienze assurde, vedere fino a che punto posso essere maltrattato, accusato, deriso e ogni volta i miei occhi e il mio cuore rimangono puri, come se nulla potesse toccarmi, dentro di me c’è l’abisso e una montagna, le stelle e l’universo, una discesa profonda nel silenzio e nel buio, l’immagine sempre viva, come una fiamma ardente, di una ragazza a cui non posso fare a meno di pensare, giorno dopo giorno, con gli occhi chiusi, di notte, a sognare quanto sarebbe bella una vita insieme a lei, quanto sarebbe bello sentirsi amati, essere protetti dal suo sguardo e dalla sua dolcezza e a casa mi aspetta una sbronza colossale che affronto come sempre ridendo e stordendomi, cantando, cercando di non cadere dalla tigre che cavalco, so benissimo che è tutto inutile ed è solo un modo per tirare avanti, per non arrivare da nessuna parte eppure in quel chiasso e nel delirio anarchico di voci, canzoni, vino, canne, urla e follia mi sento ancora vivo.

mi sento
ancora vivo.
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venerdì, 20 novembre 2009
accompagni
alcune persone
lungo la strada

che intanto lo sappiamo
tutti
cosa ci attende
alla fine

un vuoto oscuro
e silenzioso

e sotto i misteri dell’universo
non esiste sensazione
altrettanto bella
che prendersi per mano
e sfidare gli dei

e credere
che su quella strada
non ci andrai
da solo

non esiste sensazione
altrettanto bella
del profumo
che hanno i tuoi capelli

del calore
del tuo corpo
ogni volta che sei
tra le mie braccia

non so
se questo sia amore

ma quando chiudo gli occhi
c’è solo il tuo sguardo
e quel calore

una fiamma
meravigliosa
che continua
ancora
ad illuminarmi.
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mercoledì, 18 novembre 2009
oggi manco ci ho provato a vivere, mi sono subito chiuso in un solitario mutismo da cui non sono più uscito, c’ho tutti questi bei pacchi di vaffanculo da spedire a vari indirizzi che ancora non c’ho avuto il tempo di chiudere e mandare e allora me ne sto stronzo e silenzioso in disparte, a vedere da sto buco del cazzo in cui lavoro il giorno che diventa notte, mentre stormi di uccelli ricoprono dimmerda le miserie umane, le mamme con i bambini che passano mano nella mano, le macchine, i marciapiedi, i capelli delle signore, tutto viene sporcato dimmerda e in questo c’è un principio di uguaglianza che mi lascia sorpreso, anche se l’odore della merda mi entra nelle narici e mi dà il voltastomaco e c’ho sto cazzo di vuoto dentro che inghiotte i pensieri e le sensazioni e i miei sogni, che non so neanche più se sono sogni o le solite stupide fantasie adolescenziali di sempre, ma oggi porco dio me ne sarei andato a milioni di milioni di chilometri lontano da qualsiasi essere vivente, disperso in galassie inesplorate a cercare e cercare ancora, perché sta cazzo di ricerca non vuole proprio conoscere fine e io sto ancora lì sempre più stanco a rovistare tra la merda degli uccelli nella speranza di trovare qualcuno, dico qualcuno porco dio simile a me, ma ogni volta mi sembra tutto così vano, inutile, ripetitivo come se fosse solo una continua presa per il culo e me ne sto a piazza navona a mangiarmi un panino seduto come un barbone al sole e magari lo fossi davvero un barbone che se frega di ogni cosa, dell’aspetto, del suo odore, degli altri, della propria imminente morte e invece c’ho sto bel lavoretto che a volte mi dilania il cuore e tutti questi ragazzi a cui lo Stato glielo sta mettendo con forza nel culo, senza neanche lubrificarlo, glielo mette nel culo e loro se ne accorgono all’improvviso quando il dolore gli lacera il buco del culo e loro si ritrovano per strada e non sanno che cazzo fare e io vado a regalargli i miei vesti, non c’ho quasi più un cazzo nell'armadio e gli insegno a condividere quello che hanno e porca madonna ieri parlavo con mio padre e gli dicevo che bisogna resistere bisogna resistere, che i rapporti umani stanno solo diventando una questione di interesse, cosa posso ottenere da quella persona, quanto vale, cosa ci guadagno e io mando a fare in culo tutti questi pensieri e divido con gli altri tutto quello che ho, i soldi, la mi casa al paese, il mio tempo, ho tutto questo mondo dentro in cui mi rifugio ed è quanto di più bello possieda ed è solo mio e ci ho provato negli anni a farci entrare pure gli altri ma poi rimanevo sempre inevitabilmente da solo, al punto di chiedermi chi cazzo me lo facesse fare a sbattermi tanto e veramente non so più che cazzo pensare, cosa aspettarmi dal futuro, se credere ancora nell’amore e negli occhi delle ragazze, nei loro corpi e nelle loro mani o se è tutto un'altra stronza bugia che mi farà soffrire, perché alla fine quello che rimane è sempre la sofferenza. domani vado a farmi un nuovo tatuaggio e spero mi faccia male l’ago che mi disegna la pelle, linee che terrò fino a quando non sarà finito questo idiota spettacolo del cazzo, fino alla fine terrò questi disegni con me ed ora è notte e la musica corre veloce come le mie dita e io respiro e fremo e grido e piango e mi lascio andare e quando guardo quello stupido volto che mi fissa nello specchio con le occhiaie nere che non se ne andranno mai più so che la vita sta andando avanti, che il tempo divora ogni cosa e che i miei occhi sono ancora bellissimi, che i miei occhi, perdio, sono ancora bellissimi.
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martedì, 17 novembre 2009
Vedo Francesco sotto scuola, aspetta una sua amica. mi avvicino e lo saluto. rimane stupito. è parecchio tempo che non lo incontro, rimaniamo un po' a parlare, gli chiedo come vanno le cose. mi dice che non c’è male, mi invita a pranzo a casa sua. dopo aver mangiato rolla una canna, faccio solo un paio di tiri, poi ci mettiamo in camera a suonare. tira fuori il basso, mi dà una chitarra, facciamo un po' di pezzi. Oasis, Smashing Pumpkins, Radiohead, Pearl Jam. mi dice che suona in un gruppo. mi dice se ho voglia di suonare con loro. dico di si. poi continuiamo con le canzoni. penso al concerto di giugno, quando sta per finire la scuola, sarebbe bello partecipare, glielo dico, mi risponde che anche da loro fanno una cosa del genere, due concerti, qualche mese per provare, sarebbe una bella situazione, gli chiedo se ha una birra, ce la beviamo.
verso le sette sono a casa, cerco di studiare ma non ne ho voglia, sento Lorenzo e gli dico se domani saltiamo scuola, dice che deve andare da Stefano, gli dico di vederci a casa sua verso le dieci. riattacco. provo a chiamare Simona, non la trovo, poi passo un’ora al telefono con Valerio, mi racconta un paio di storie, sembrano interessanti, rido.
nel silenzio che precede il sonno sento un vuoto crescere. lo sento nella bocca dello stomaco. lo sento poi nella mia pelle, nelle gambe, nelle braccia. provo a visualizzare un ricordo, qualcosa di bello. provo a comporre discorsi nella mia mente. provo a dire delle cose, provo a pensare.
il vuoto si allarga e mi inghiotte.
mi addormento mentre la luna muore in un cielo viola.
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giovedì, 12 novembre 2009
ci sono tutte queste immagini di te

che mi tolgono il respiro,



la pelle nuda della schiena

gli occhi truccati

il modo in cui pieghi

un braccio



un vestito nero



i capelli che scivolano

piano

sulle spalle



sembra quasi di sentirne

il profumo



le linee delle labbra

e il collo

e la maniera in cui esprimi

la tua sensualità



sono immagini che mi

rapiscono il cuore



c’è qualcosa di così dolce

e unico

nella tua bellezza

che a volte

non riesco a smettere

di guardarti.




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